NASCE UNA GRANDE AVVENTURA

LA PARIGI DAKAR

Un pò di storia
L’avventura inizia nel 1977. Thierry Sabine si è perso su una moto nel deserto libico durante un raduno motociclistico Abidjan – Nizza. Salvato dal deserto in extremis è tornato in Francia conquistato dal fascino del deserto. Inizia a studiare una nuova avventura che porti i motociclisti attraverso Agadez fino al lago rosa di Dakar. Con la Parigi-Dakar si apre quindi un mondo sconosciuto, in cui il suo creatore, Thierry Sabine, appare come un vero pioniere. Famosa la sua frase: “Una sfida per chi parte, un sogno per chi resta”. L’Africa, un continente spesso misterioso offre questo elisir perfetto che mette insieme sogno, avventura e competizione. Così nel dicembre 1978 parte la prima Parigi-Dakar da Place du Trocadéro che dopo un percorso di 10.000 Km terminerà sulle rive del Lago Rosa a Dakar in Senegal… Si distinguono subito, almeno nelle moto, dei fuoriclasse come Cyril Neveu e Hubert Auriol che corrono ambedue da privati su moto Yamaha in una classifica che è ancora unica per auto-moto-camion. Il lancio della Parigi-Dakar ha subito un grande successo e suscita grande entusiasmo sia tra i piloti concorrenti che tra i produttori di mezzi a due e quattro ruote. Le grandi fabbriche come Honda, Yamaha, Volkswagen, Lada e BMW organizzano ciascuna una squadra di piloti.
Il numero dei partecipanti è cresciuto subito fino a 216 (116 auto – 90 moto – 10 camion) partecipanti già nel 1980. Anche questa edizione è stata contrassegnata da un grande primo posto di Cyril Neveu che vince per la seconda volta consecutiva su una Yamaha privata. Nell’edizione del 1981 il numero dei partecipanti sale ancora fino a 291 partenti. L’evento di quest’anno è senza dubbio la vittoria di Hubert Auriol su moto BMW che segna l’inizio di un lungo viaggio pieno di incredibili avventure e vittorie che lo fanno entrare nell’olimpo dei piloti motociclisti del fuoristrada. Diventa così il nuovo leader nelle corse motociclistiche vincendo le dizioni del 1981 e 1983. Intanto il mitico Thierry Sabine ha realizzato il suo sogno ed è entrato nella leggenda.

Thierry-Sabine-nel-deserto-del-tenerè

 

Sono trascorsi ormai 40 anni da quel giorno nel quale gli occhi di tutti i media erano puntati su Parigi per raccontare quella strana avventura che prendeva il via per la prima volta. Il numero dei partecipanti è salito vertiginosamente nel tempo, il desiderio di avventura e di cimentarsi in un terreno mai provato fino ad allora era sempre più forte. Ci sono stati anche brutti e tragici momenti durante i quali persero la vita non solamente piloti, ma anche giornalisti sportivi che seguivano con passione tutta la gara per raccontarla giorno per giorno sulle pagine dei giornali di settore e nei media televisivi. Ma l’anno più difficile della giovane Dakar fu l’edizione del 1986 quando il suo creatore Thierry Sabine morì in un incidente di elicottero, durante una tempesta di sabbia, mentre sorvolava il percorso come era solito fare per assistere la “sua” spettacolare carovana. In quell’incidente morirono con lui, il giornalista Nathaly Odent, il pilota di elicotteri François Xavier-Bagnoud, il tecnico radio Jean-Paul Le Fur e il cantante francese Daniel Balavoine suo amico. E’ un momento terribile, la gara riprende ma l’atmosfera è incrinata dal dolore immenso per la scomparsa di quello che, per i piloti, era quasi un fratello, sempre attento a tutte le esigenze, a dispensare consigli, ad assistere tutti.
Ora il suo spirito indomito riposa nel suo amato deserto dove un’antica acacia consumata dal vento, gli rende onore con una compassionevole ombra. Quell’anno vincono Metge-Lemoyne nelle auto e Cyril Neveu trionfa nelle moto ma, purtroppo il suo sorriso si spegne in una pioggia di lacrime quando apprende di aver perduto per sempre il suo grande amico. Questo è anche l’anno in cui si cimentano in questa avventura molti campioni italiani come De Petri, Picco, Fidanno, i fratelli Marinoni, Balestrieri, Boano e fra tutti questi italiani che vi partecipano troviamo un ragazzotto che abita a Ceresetto, in comune di Martignacco, provincia di Udine, ovviamente in Italia che si chiama Edi Orioli.
Il famoso team Honda di Massimo Ormeni, ha preparato tre magnifiche monocilindriche una delle quali viene affidata al giovane Edi campione del mondo nell’enduro. Quindi con i compagni di squadra Balestrieri e De Petri, partecipa a questa affollatissima Parigi-Dakar e, proprio lui Edi Orioli, termina la gara, con non poca sorpresa di tutti, al 6° posto nella classifica generale moto.

Orioli-Dakar-1988-su-Honda-1

 

Ed è proprio con questo sesto posto che Edi inizia la sua splendida avventura alla conquista di quattro edizioni della Parigi-Dakar precisamente:1988 – 1990 – 1994 – 1996 che lo inseriranno di diritto nel palmares dei grandi vincitori della Parigi-Dakar. Sarà la prima volta per un pilota italiano.

LA PRIMA DAKAR DI UN ITALIANO

Arriva l’edizione del 1987, alla partenza da Place d’Armès di Versailles a Parigi sono in 539 tra auto-moto-camion, un’incredibile carovana variopinta che si sposterà per ben 13.000 Km attraversando la Spagna prima e i deserti dell’Africa poi, fino ad arrivare sulle rive del lago Rosa in Senegal.

Orioli-Dakar-1988-su-Honda-2

 

Hubert Auriol, detto anche l’africano per la sua bravura di trovare le piste nel deserto, dopo aver condotto per tutta la gara in testa alla classifica con la sua potente Cagiva, subisce un brutto incidente in un passaggio stretto e si spezza le caviglie. Pensate a soli 20 minuti dall’arrivo incontra un destino così crudele. Con le lacrime agli occhi per l’indicibile dolore arriva comunque al traguardo (una forza incredibile) ma ormai la vittoria è perduta. Cyril Neveu vince a malincuore consolando l’amico ferito mentre Edi Orioli viene premiato per la sua regolarità e bravura nella navigazione e si classifica al 2° posto nella classifica generale, dietro di lui al 3° posto il piccolo ma coriaceo Rahier su moto BMW che successivamente piazzerà ben due vittorie consecutive nelle edizioni del 1984 e 1985, mentre al 4° posto troviamo il bravo Franco Picco che corre con Yamaha.

Edi Orioli Dakar-1988-su-Honda-3

 

Ma l’edizione che incorona Edi re del deserto è quella del 1988. La gara si svolge all’inseguimento del grande campione Gilles Lalay che corre su Honda e conduce la classifica fino al momento in cui sbaglia percorso. Edi, da grande navigatore del deserto che sa leggere bene le note ma, soprattutto, ha uno spiccato senso dell’orientamento, non sbaglia mai e dopo aver condotto una splendida e regolarissima gara in solitudine per oltre 200 Km guadagna quasi 30 minuti di vantaggio e passa in testa alla classifica.

Orioli-Dakar-1988-su-Honda-4

 

Orioli-Dakar-1988 Il riposo del guerriero

 

Si presenta sulla spiaggia del lago Rosa per la finale insieme ad altri 33 motocilisti. Ne erano partiti da Parigi ben 183 a testimonianza di quanto dura fosse questa magnifica maratona del deserto.

 

1° a Dakar 1988 Festa all’arrivo

 

  Edi Orioli vince la sua prima Parigi-Dakar ed entra nel Palmarès dei grandi campioni.

 

 

LA SECONDA DAKAR DI UN ITALIANO

Il 1989 lo vede alla partenza da Parigi, porte de Versailles, su moto Cagiva. Il suo team conta piloti come Terruzzi (l’amico di sempre), Picard, De Petri e Merel, il percorso questa volta leggermente inferiore agli anni precedenti è di soli (si fa per dire) 11.000 Km. E’ una edizione che vede Gilles Lalay, pilota formidabile che corre su moto Honda, prendersi la rivincita e conquistare il primo posto in questa edizione, mentre Edi, che sta ancora studiando e curando la ciclistica della sua nuova moto, si classifica al 6° posto.
L’edizione 1990 vede la partenza da Parigi per un percorso lungo 11.420 Km di cui 8.560 solo di prove speciali attraverso i seguenti paesi: Francia, Libia, Niger, Tchad, Mali, Mauritania e infine il Senegal sul lago Rosa, roba da far venire il mal di testa.

Orioli-Dakar-1990-su-Cagiva-4

 

Edi ha messo a punto la moto Cagiva con i suoi suggerimenti anche di ottimo collaudatore e comincia ad applicare la sua strategia di grande navigatore. Già dalla settima tappa si comincia a capire chi sono i veri fenomeni delle dune: per le moto Edi Orioli, per le macchine Vatanen, il grande pilota di Rally che con la sua Peugeot guida la classifica seguito da altre due equipaggi sempre su peugeot. Un Team straordinario guidato dal grande direttore sportivo automobilistico Jean Todt che poi passerà a guidare il Team Ferrari in formula uno. Edi in questa edizione non sbaglia un colpo, anzi si prende un alto rischio quando decide di galoppare sulla sua due ruote nel deserto del Tènèrè tutto da solo in una speciale lunghissima da 642 Km finchè trova il camion dei rifornimenti. Vince il suo confronto con il pilota francese Peterhansel, il quale fa di tutto per rimontare il campione friulano, ormai in fuga e arriva al traguardo in perfetta solitudine da grande campione sollevando grande emozione nel suo team manager Roberto Azzalini che non esita ad abbracciarlo, ben felice di aver piazzato due moto Cagiva nei primi tre posti della classifica finale.

Orioli-Dakar-1990-su-Cagiva-5

 

Orioli-Dakar-1990 La 2a Dakar di un Italiano

 

Ancora una volta e, soprattutto, con un’altra moto, Orioli mette il sigillo alla sua seconda Dakar.

 

LA TERZA DAKAR DI UN ITALIANO
1991 Un anno in cui il grande Ari Vatanen, il grande rallysta, passa da pilota Peugeot a pilota della Citroen portandola alla vittoria nel settore delle auto. Nelle moto Edi Orioli corre sempre con Cagiva e arriverà al traguardo solo all’ottavo posto, mentre inizia il ciclo di vittorie di un nuovo grande pilota francese che corre su Yamaha: Stèphane Peterhansel. Il presidente Gheddafi visita la carovana della Parigi –Tripoli – Dakar.
1992 Questo è un anno che vede un curioso quanto importante cambiamento nel percorso della gara. La partenza dal castello di Vincennes in Parigi porterà i piloti fino a Città del Capo con un attraversamento mozzafiato dell’intero continente africano. Una galoppata di ben 12430 Km. La grande innovazione sarà l’uso del GPS che sarà di grande aiuto ai piloti in un percorso così impegnativo, una tappa molto difficile che vedrà i partecipanti costretti ad affrontare una tempesta nel deserto prima, un fiume in piena in Namibia poi e venti di guerra nel Ciad. Hubert Auriol, ex motociclista, incredibilmente vince sulle quattro ruote mentre nelle moto si conferma il nuovo astro nascente Stèphane Peterhansel. Edi che corre sempre su Cagiva, si classificherà al 7° posto.

Orioli Dakar 1992 Orioli insieme a Terruzzi. Si legge la fatica sui volti dei due campioni.

 

1993 è l’anno in cui la Parigi Dakar ritorna sui suoi abituali percorsi. Il numero dei partecipanti è molto basso rispetto alle passate edizioni. Succede di tutto nelle dune di El Golea e di El Oued nella Mauritania, vere trappole per i piloti che vi rimangono immobilizzati per lungo tempo modificando radicalmente la classifica. Stèphane Peterhansel vince la sua terza Dakar ed entra di prepotenza nell’elenco dei grandi nomi dell’evento motoristico. Edi Orioli, stranamente, correrà questa edizione sulle 4 ruote di una Mercedes 600 TE senza risultati di rilievo.

 

Orioli su Cagiva Dakar 1994

 

1994. Ecco l’anno magico, Edi ritorna sulle due ruote con un Team Cagiva di tutto rispetto nel quale ritrova i compagni Arcarons e Ciro De Petri. Gilbert Sabine e la sua organizzazione si ritira lasciando il posto ad un nuovo gruppo che si chiama “Amaury Sport Organization”.
Il tracciatore del percorso è Fenouil, ex motociclista, che segna la prima innovazione della gara con una Parigi-Dakar-Parigi. Fin dall’inizio un duello avvincente si concentra fra il nostro Edi e il compagno di squadra Jordi Arcarons. Nella 11° tappa ad Atar, Orioli si trova con il cambio in difficoltà, la 6° marcia non da segni di vita. Il regolamento impediva il cambio di motore già avvenuto una volta a Bordeaux e tutto sembrava compromesso. Ma quella notte i meccanici della Cagiva fecero un miracolo e riuscirono a trapiantare l’ingranaggio difettoso. La moto era alla partenza il mattino del giorno dopo! Orioli fece qualcosa di superlativo non solo surclassando Arcarons nelle tappe successive ma vincendo la sua 3° Parigi-Dakar entrando trionfante a Parigi sui Champs Elisèes. Un bel modo anche per ringraziare chi (i meccanici Minelli e Pattono della Cagiva) aveva messo il cuore per riparargli la moto trascorrendo la notte in bianco affinchè Edi Orioli potesse avere ancora una volta questa magnifica “chance”.

 

Orioli Parigi-Dakar-Parigi 1994

 

Orioli su Cagiva Parigi-Dakar-Parigi 1994

 

Orioli Parigi-Dakar-Parigi Lago Rosa 1994

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Anche questa volta Edi Orioli mette il sigillo della vittoria alla sua terza straordinaria Parigi-Dakar-Parigi.

 

Continua…prossimamente.

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